La storia di Petralia Soprana

Petralia Soprana fu una città forticata dai Sicani, popolo le cui origini restano tutt’ora un mistero. Molti storici greci, tra i quali Dionigi di Alicarnasso, ritenevano che i Sicani fossero originari dell’Iberia da dove i Liguri li avrebbero cacciati, altri che fossero autoctoni e che abitavano buona parte della Sicilia già nel Neolitico, III millennio a.C. La popolazione indigena del territorio di Petralia Soprana viveva in grotte esistenti o scavate nella roccia, spesso utilizzate anche come cantine. Petralia Soprana venne poi abitata dai Siculi, i quali giunsero in Sicilia alla fine del II millennio e la denominarono Petra. Alcuni storici ritengono che Petralia Soprana sia stata controllata dai Fenici, venuti in Sicilia tra l’XI e il X sec. a.C., ma la cosa appare poco probabile in quanto i Fenici, abili navigatori e commercianti, fondarono città essenzialmente marittime per scopi commerciali e non si inoltrarono mai nell’entroterra. Altri storici ritengono invece che Petra sia sorta all’epoca della colonizzazione greca nell’ VIII sec. a.C. Certamente Petralia Soprana ebbe con le colonie greche di Sicilia rapporti commerciali, in modo particolare con la vicina colonia greca di Himera. Sotto la civiltà greca, Petra coniò infatti monete proprie, ne sono stati trovati molti esemplari, una in bronzo si conserva nel museo nazionale di Palermo. Le prime notizie certe risalgono all’epoca della prima Guerra Punica,  nel 254 a.C. i “Petrini” si schierarono a favore dei Romani, scacciando il presidio cartaginese aprirono le porte della cittadina ai consoli romani Aulo Attilio Catilino e Gneo Cornelio. Per tale ragione Petra fu tenuta in grande considerazione dai Romani e con altre 34 città inserita tra quelle decumane, le quali erano tenute a donare a Roma, ogni anno, una decima parte dei loro proventi agricoli (frumento,orzo,vino,olio) tra queste solo diciassette, tra le quali Petra, potevano custodire il tempio di Venere Ericina e manifestare speciale devozione alla dea. Le diciassette città dovevano anche provvedere all’allestimento della flotta provinciale, tale obbligo era esteso anche a città non poste sul mare. 

Quando Caio Cornelio Verre fu propretore di Sicilia dal 73 al 71 a.C commise ruberie e ingiustizie in tutte le città dell’isola. Petralia lo ospitò per qualche tempo nel castello sugli avanzi del quale sorge la chiesa di Santa Maria Loreto. Partito da Petralia, Verre lasciò a rappresentarlo Publio Nevio Turpione, uno scellerato che tormentò i Petrini.

Il popolo di Sicilia per difendersi dalle ingiustizie e dalle ruberie commesse da Verre chiamò Cicerone il quale già nel 75 a.C era stato in Sicilia con la carica di questore. Tornato in Sicilia per conoscere meglio i fatti  e le accuse rivolte a Verre, Cicerone scrisse contro quest’ultimo le orazioni le “Verrine” e riuscì a farlo condannare. In occasione della sua venuta in Sicilia visitò anche Petra alloggiando nel castello di Loreto. Affacciatosi dal belvedere del Loreto si racconta abbia esclamato: “Questo è il granaio d’Italia”.

Durante le fasi che precedettero la caduta dell’Impero romano d’Occidente 476 d.C., la Sicilia provò i traumi delle invasioni barbariche essendo stata per circa mezzo secolo (440-490) percorsa e devastata da orde di Vandali, provenienti dall’Africa. In seguito conquistata dagli Ostrogoti di Teodorico, tra il 484 ed il 496, e successivamente dai bizantini di Giustiniano (535-554), sotto la cui dominazione rimase per circa tre secoli.

Nell’827 a Petralia Soprana arrivarono i Saraceni i quali la ribattezzarono Batraliah (Pietra Alta) e  la trasformarono in un centro militare importantissimo. Dall’830 circa gli Arabi sottoposero la Sicilia al governo di un emiro. Il grandioso castello posto a capo della città, oggi Santa Maria di Loreto, fu nel primo secolo di dominazione araba maggiormente fortificato tanto da diventare un’espugnabile roccaforte. Batraliah ebbe una moschea sita nel posto dove oggi sorge la chiesa del SS. Salvatore. Agli Arabi dopo due secoli e mezzo successero nel dominio della Sicilia i Normanni. 

Sbarcato a Messina il Conte Ruggero d’Altavilla  proseguì verso Catania per poi dirigersi alla volta di Batraliah, terra abitata da musulmani e cristiani.

Gli abitanti di Batraliah, allarmati dall’imminente pericolo, riuniti nella fortezza, tennero consiglio sul modo di regolarsi e deliberarono di accogliere benignamente Ruggero cedendogli la fortezza e prestandogli ubbidienza. Ruggero arrivato nei pressi di Batraliah collocò gli accampamenti vicino alle mura della città nella parte settentrionale, come leggevasi sino a qualche tempo fa, inciso su una roccia: Hic Roggerius castra locavit- per cui quel sito venne denominato Rocca di Ruggero. Impadronitosi della città vi collocò un forte presidio di cavalieri e di mercenari. Il nome della cittadella fortificata venne mutato dal Conte Ruggero in Petra Heliae. I Normanni, formidabili guerrieri già signori delle Puglie e delle Calabrie, conquistarono in pochi anni tutta l’isola.

Nel 1066 Ruggero per la posizione strategica dotò Petra Heliae di torri e bastioni, rafforzò il castello del Loreto e vi edificò un altro castello a nord, fece inoltre costruire un acquedotto che dal Monte Savochella raggiungeva l’abitato. Si narra che Ruggero, nei pressi del piano della Battaglia, abbia vinto e sbaragliato con 1000 cavalieri ben 20000 Saraceni, in ringraziamento di tale vittoria Ruggero edificò una chiesa a Petra Heliae nominandola S. Teodoro, (dono di Dio), santo di cui ricorreva la festa il giorno della vittoria. Oltre alle fortificazioni sono da attribuire ai Normanni alcune strade militari, quali la via Regia che percorreva la Sicilia da Oriente a Occidente e che attraversava Petra Heliae, che si trovava sul confine della Valdemone, in una posizione strategica per il controllo dell’isola. Nel XI sec. a Petralia Soprana sorse anche un convento dei Carmelitani scalzi ritenuto uno dei più importanti della Sicilia, oggi sede del Comune.

 Ruggero rafforzò la cinta muraria di Petra Heliae, di tale cinta resiste oggi solo una porta ad arco detta Porta Serij forse perché da essa passavano i messaggeri spediti nel campo nemico in tempo di guerra. Ruggero morì nell’anno 1101 presso Mileto in Calabria. Petralia Soprana passò dunque al nipote di Ruggero, Serlone. Col passaggio della Sicilia agli Svevi iniziò l’epoca feudale con la dominazione baronale. Nel 1200, al tempo dell’imperatore Federico II, Petralia venne governata da Gilberto di Monforte e in seguito assegnata dal re Manfredi, il 27 Giugno 1258, ad Enrico Ventimiglia per il valore mostrato nella guerra contro Carlo d’Angiò. Ad Enrico Ventimiglia successero i figli Alduino e Francesco. Nel 1396 passò alla Contea di Collesano. Successivamente, nel 1600 passò ai Cardona, poi ai Moncada, ai Borgia Alvarez de Toledo e nell’800 ai duchi di Ferrandina Alvarez. In seguito all’unificazione d’Italia, nel 1861, alcuni beni ecclesiastici furono espropriati e divennero proprietà dello Stato italiano, tra questi il Convento dei Carmelitani scalzi. Nel Luglio del 1943, Petralia Soprana subì un pesante cannoneggiamento da parte dell’artiglieria anglo-americana poiché intorno al paese vi erano alcune postazioni tedesche che tentavano di fermare l’avanzata degli Alleati. Un cannone tedesco era posto tra gli alberi di Villa Sgaderi, un altro alla Pinta, questi cannoni furono poi individuati dagli Americani grazie ad un aereo “cicogna” e bombardati. Durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale gli abitanti di Petralia Soprana ritornarono a rifugiarsi nelle caverne naturali e in quelle scavate nella roccia.

 

Bibliografia

 

Tusa Sebastiano, a cura di, Prima Sicilia alle origini della società siciliana, Regione Sicilia, Assessorato Beni Culturali Ambientali e della Pubblica Istruzione, Ediprint, 1997

Concordia Ignazio, Triquetra tellus, pagine di classici sulla Sicilia antica, Palumbo 1992 , pag. 17

Holm Adolfo, Storia della Sicilia nell’Antichità, trad. Giuseppe Kirner, Arnaldo Forni editore, Torino 1896-1901 vol 1 pag. 159

Macaluso Guido, Petralia Soprana, guida alla storia all’arte, edizione a cura del Comune di Petralia Soprana, 1986

Rosario Ferrara, Ferdinando Mazzarella, a cura di, Petralia Soprana e il territorio madonita storia, arte e archeologia, atti del seminario di studi Petralia Soprana Chiesa S. Teodoro, 4 Agosto 1999, Paruzzo Editore,  Comune di Petralia Soprana, 2002.